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Il cofounder se ne va: cosa fare con quote, codice e clienti

Good e bad leaver, vesting nella srl, quote senza patti, proprietà del codice e contratti con i clienti: cosa succede quando un cofounder lascia la startup.

Redazione PATAVIUM · 27 ottobre 2026 · 7 min

Un cofounder che lascia è uno dei momenti più delicati nella vita di una startup. A volte succede in modo concordato, a volte all'improvviso. In entrambi i casi restano tre questioni aperte: le sue quote, il codice che ha scritto e i rapporti con i clienti. Se non erano state regolate prima, vanno sistemate adesso, e il modo in cui lo fai determina se la società potrà ripartire.

Questo articolo descrive il quadro generale per una startup costituita come srl in Italia. È informativo e non costituisce consulenza legale: per il tuo caso verifica con un avvocato societario e, per gli aspetti fiscali, con il tuo commercialista.

In breve

  • Se non c'è un patto, il cofounder che se ne va resta socio con le sue quote e i suoi diritti: non perde nulla automaticamente.
  • Le clausole di good leaver e bad leaver, di solito inserite in patti parasociali o nello statuto, regolano a che prezzo e a quali condizioni le quote di chi esce vengono riacquistate.
  • Nella srl il vesting non esiste come istituto: si ricostruisce con opzioni di acquisto sulle quote e, per startup e PMI innovative, con gli strumenti dell'art. 26 del DL 179/2012.
  • Per il software il datore di lavoro è titolare dei diritti economici solo sul codice scritto dal dipendente nelle sue mansioni. Un founder che non è dipendente e non ha firmato una cessione potrebbe esserne ancora il titolare.
  • I contratti con i clienti sono della società, non delle persone: restano dove sono. Trasferirli a un'altra società richiede in genere il consenso del cliente.

Le quote: cosa succede se non c'è nessun patto

Nella srl le quote sono liberamente trasferibili, salvo diversa previsione dell'atto costitutivo (art. 2469 c.c.). Questo significa anche il contrario di quanto molti founder si aspettano: se il cofounder smette di lavorare nella startup ma non vende, resta socio. Continua a votare in assemblea, ha diritto agli utili in proporzione e mantiene i suoi diritti di informazione.

Non esiste un meccanismo automatico per riprendersi le quote di chi non lavora più nel progetto. Le strade possibili sono:

  • un accordo di cessione, negoziato con il cofounder, a un prezzo concordato;
  • l'esclusione per giusta causa, ma solo se l'atto costitutivo prevede ipotesi specifiche di esclusione (art. 2473-bis c.c.). In questo caso la quota va rimborsata secondo le regole del recesso, cioè in base al valore di mercato, ed è escluso il rimborso mediante riduzione del capitale. Se lo statuto non prevede nulla, l'esclusione non è disponibile;
  • le clausole contenute in patti parasociali, se esistono.

Una partecipazione rilevante in mano a un socio non più operativo può bloccare le decisioni che richiedono maggioranze qualificate e scoraggiare nuovi investitori o partner. È spesso il primo nodo da sciogliere in un rilancio.

Good leaver e bad leaver

Le clausole di leaver prevedono che, se un founder lascia la società, gli altri soci (o la società, dove consentito) abbiano il diritto di acquistare le sue quote. Cambia il prezzo a seconda del motivo dell'uscita:

  • good leaver: uscite considerate "neutre" o non imputabili, come malattia, decesso o, a seconda dell'accordo, la scadenza di un periodo minimo. Di solito il prezzo è vicino al valore di mercato;
  • bad leaver: uscite volontarie anticipate, gravi inadempimenti, violazione di patti di non concorrenza. Il prezzo è di solito più basso, a volte pari al valore nominale.

Queste clausole non sono previste dalla legge: sono costruite contrattualmente, nello statuto o nei patti parasociali. La loro validità e la loro efficacia dipendono da come sono scritte, e un prezzo molto inferiore al valore reale può essere contestato. Se la tua startup ne ha, falle rileggere da un avvocato prima di attivarle; se non ne ha, è un buon momento per prevederle per i soci che restano e per quelli che entreranno.

Il vesting nella srl

Nelle startup americane il vesting è standard: le azioni del founder "maturano" nel tempo e quelle non maturate tornano alla società se lui esce. Nella srl italiana non esiste un istituto identico, ma si può ottenere un effetto simile:

  • con opzioni di acquisto (call) a favore degli altri soci sulla parte di quote "non maturata", esercitabili se il founder esce prima di una certa data;
  • per le startup e PMI innovative, con gli strumenti dell'art. 26 del DL 179/2012: l'atto costitutivo può creare categorie di quote con diritti diversi, anche senza diritto di voto o con voto limitato, e la società può compiere operazioni sulle proprie quote in deroga al divieto dell'art. 2474 c.c., ma solo per attuare piani di incentivazione a favore di dipendenti, collaboratori, amministratori o prestatori di servizi.

Il vesting funziona solo se è stato concordato prima. Introdurlo dopo che un founder ha già annunciato l'uscita richiede il suo consenso.

Il codice: di chi è davvero

È la domanda che sorprende di più. La legge sul diritto d'autore (L. 633/1941, art. 12-bis) stabilisce che, salvo patto contrario, il datore di lavoro è titolare dei diritti di utilizzazione economica del software creato dal lavoratore dipendente nell'esecuzione delle sue mansioni o su istruzioni del datore di lavoro. Secondo parte della dottrina, la regola può estendersi ad altri rapporti di collaborazione.

Il problema è che molti founder non sono dipendenti della startup: sono soci, a volte amministratori, e hanno scritto il codice prima della costituzione o senza alcun contratto. In questi casi il punto di partenza è che i diritti nascono in capo all'autore. Se non esiste una cessione scritta alla società, il cofounder potrebbe ancora essere il titolare di una parte del codice, e la legge richiede che il trasferimento dei diritti di utilizzazione sia provato per iscritto (art. 110 L. 633/1941).

Cosa fare in pratica:

  • verifica chi ha scritto cosa (la cronologia del repository aiuta);
  • recupera eventuali contratti, lettere d'incarico, accordi di collaborazione;
  • se mancano, fai firmare al cofounder che esce un atto di cessione dei diritti sul codice a favore della società, idealmente all'interno dell'accordo di uscita;
  • assicurati che la società controlli gli account critici: repository, cloud, domini, store delle app, credenziali di produzione.

Senza una catena dei diritti chiara, vendere la società, fare entrare un investitore o rilanciarla con un nuovo team diventa molto più difficile, perché chiunque faccia due diligence chiederà questo punto per primo.

I clienti e i contratti

I contratti con i clienti sono stipulati dalla società, non dal founder: se lui esce, restano alla società. Il rischio reale è un altro, cioè che il rapporto personale si sposti con lui. Per questo conviene verificare:

  • se esistono patti di non concorrenza o di non sollecitazione di clienti e dipendenti nei patti parasociali o in altri accordi, e se sono validi;
  • se il cofounder era amministratore, che restituisca documenti, accessi e informazioni e che le sue dimissioni siano formalizzate;
  • quali clienti dipendono da lui e come gestire il passaggio di consegne.

Se in un rilancio si decide di trasferire l'attività a una nuova società, ricorda che per cedere un singolo contratto serve di regola il consenso dell'altra parte (art. 1406 c.c.). Nella cessione d'azienda, invece, l'acquirente subentra nei contratti non personali, salvo patto contrario, ma il terzo può recedere entro tre mesi se c'è una giusta causa (art. 2558 c.c.).

Come ripartire con un nuovo team o partner

Una volta chiarite quote, codice e contratti, la startup può ripartire. I passaggi tipici sono:

  1. Accordo di uscita con il cofounder: prezzo e modalità di cessione delle quote (o loro mantenimento con diritti ridotti), cessione dei diritti sul codice, eventuali patti di non concorrenza, passaggio di consegne.
  2. Nuova cap table: chi resta, chi entra, con quali quote e con quali clausole di leaver e vesting.
  3. Ingresso del nuovo team o partner operativo, con ruoli e obiettivi scritti.
  4. Comunicazione a investitori e clienti, chiara e tempestiva.

PATAVIUM Restart

Quando un cofounder lascia e il progetto rischia di fermarsi, PATAVIUM Restart valuta la situazione in modo riservato e, se ci sono le condizioni, entra come cofounder operativo in cambio di equity, aiutando a rimettere in ordine quote, codice e team. Trovi come funziona su patavium.tech/it/rilancio-startup, oppure scrivici in modo riservato dalla pagina contatti.

Le fonti

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